Oggi Barcellona ALMENO è stata riscaldata da un sole caldo, benevolo.
Non è vero che, se sei obbligato a stare a casa, è meglio che faccia brutto. Almeno non lo è per me. Il sole aiuta sempre, ti strappa un sorriso.
Quindi mi armo di sedia, sciarpina (si sa mai che con ‘sto venticello. ..) occhiali e libro e mi precipito fuori dove mi imbatto nei seguenti soggetti:
1) Gli amici ritrovati. Ci sono tre (uno a piedi, una in bici e l’altra in monopattino) che parlano da circa un’ora proprio sotto al mio balcone. Ora: non so se si sono trovati proprio per caso tutti e tre qui sotto o se si sono dati appuntamento. Tranquilli, non li sto fotografando, non gli ho urlato niente, non li denuncerò da nessuna parte.
È un odio privato il mio, davvero hanno avuto il culo di incontrarsi per caso mentre andavano a fare la spesa?? Da loro non riesco a ricavare nessuna informazione, so solo che si chiamano “coglione” e “stronzo” ogni tre parole. Il linguaggio universale degli amici.
2) il papà solerte. Quando un uomo solerte ha pure una terrazza condominiale GRANDE, non c’è scampo per nessuno. Ve lo giuro sull’ultimo bicchiere di Nutella che è rimasto in casa: l’ho visto fare qualsiasi cosa in terrazza. L’ho visto correre senza posa e soprattutto senza fatica a diverse ore del giorno, l’ho visto montare tavoli da ping pong, reti da pallavolo, cestelli da pallacanestro. Fa tai chi, yoga, pilates e un’altra roba che prima di capire cosa fosse ho pensato che mi stesse insistentemente salutando e ho pure ricambiato. Deve essere la pulizia di qualche chackra. Oggi ha fatto GIOCOLERIA. Si avete letto bene. GIOCOLERIA.
Ora, per concludere, chiedo un minuto di silenzio e magari anche un applauso per i suoi due figli adolescenti che sono sfiniti, atterriti, sopraffatti dalla duplice sfiga della quarantena e del padre motivato.