Diceva che quando qualcosa cominciava a sanguinare si metteva a scrivere. E invece no.

Lasciava scorrere il sangue dalle punte dei capelli fino alle unghie dei piedi ridestandosi, poi, da quel bagno caldo e salato più impotente e abbandonata. Assaporava il gusto amaro della resa svuotando le tasche dagli ultimi propositi falliti.

Si arrendeva al passo del tempo che calpestava il suo corpo instabile stropicciandone la pelle in tortuosi solchi in cammino verso il nulla.

Si arrendeva alla sfacciata finitudine di ogni singola cosa, rammaricandosi per il patetico tentativo di permanenza insito nelle bassezze umane.

Si arrendeva ai sentimenti, alle emozioni, ai sussulti e ai turbamenti, inutili tremori di un’anima destinata all’eterna quiete.

Si arrendeva alla morte, prossima e certa, la sola in grado di riportare un giusto ordine nel caos schizofrenico degli stupidi intenti.

(Anonimo)