Marco ha tre anni e una voglia a forma di stella sul fianco destro. La mamma ha raccontato alle maestre di averlo concepito la notte di San Lorenzo, ma lui è nato a giugno e i conti non tornano.
Ha affrontato il primo giorno di scuola materna senza fare storie. Ha scelto il suo angolino e lì è rimasto, in piedi, lisciando la stoffa di un fazzoletto a fiori che la mamma gli ha chiuso in un pugno prima di andare via.
Marco odia fare il girotondo, il colore verde e il giorno della pizza. Le maestre gliela mettono lo stesso nel piatto ogni venerdì, ma lui non la tocca neanche e quando torna in classe disegna un mare nero coi pastelli.
Le maestre gli vogliono bene, Mirella lo prende in braccio per farlo addormentare. “Ce lo siamo prese a cuore Marco” dicono alla mamma che sorride e si tormenta gli angoli della camicetta. A volte, però, quando si ritrovano al tavolo della bidella a prendere il caffè, alle maestre scappa un po’ da ridere per le stranezze di Marco. La più anziana lo chiama il folle ma lo fa con amore, senza alcuna cattiveria.
Marco ha sei anni e va alla scuola elementare. Non ha dovuto cambiare edificio, si è solo trasferito al piano di sopra. Le maestre hanno rassicurato la mamma “L’abbiamo presentato noi alle colleghe”. Marco ha cominciato a usare il verde, ma continua a non mangiare pizza. E ha già rotto tre righelli, li spezza sotto al banco e nasconde i pezzi nelle tasche del grembiule.
È fortunato, anche le nuove maestre se lo sono preso a cuore, “sarà per quegli occhi così malinconici” dicono alla mamma. Anche a loro, però, a volte scappa da ridere durante le riunioni. Marco il folle lo chiamano, ma solo quando non c’è la Preside che è un donnone tutta d’un pezzo, senza un briciolo di ironia.
A metà del secondo anno le maestre presentano alla mamma di Marco la maestra Anna. Anna è giovane, si tinge i capelli e le sopracciglia e ogni giorno regala a Marco un chewing gum alla fragola. Qualche volta gli fa ascoltare una canzone di due che si chiamano proprio come loro, che prima ballano e poi si mettono a volare. “Dai un bacio alla maestra Anna che ti vuole bene” dice la mamma a Marco quando va a prenderlo. Lui prima manda giù la gomma e poi la bacia.
L’ultimo giorno di scuola Anna lo fa ballare davvero Marco, muovendogli le braccia da dietro come se fosse il suo burattinaio. “Dai Marcolino, collabora un po’!” gli dice. Le maestre ridono e tengono il tempo con le mani, la mamma di Marco piange. Piange un po’per l’emozione di quel ballo e un po’ perché sa che Anna ha ottenuto il trasferimento e non la rivedranno più.
Marco ha un nuovo maestro, si chiama Ettore e non mangia chewing gum. Sa di treno e di sigaro e non ride quasi mai. Le maestre gli hanno chiesto di tenere Marco fuori dall’aula il più possibile, lo fanno per il bambino. Sanno che è complicato per lui stare seduto ad ascoltare le lezioni di storia o geografia, mentre nell’auletta può alzarsi e ascoltare la musica. C’è anche una palla di quelle enormi da palestra che può usare, se vuole.
Marco non l’ha mai toccata quella palla, nell’auletta lui e Ettore fanno le stesse lezioni di storia e geografia dei compagni. Ma senza i compagni e le maestre. La mamma di Marco ha timore del maestro, gli dà del lei, lo chiama Professore. Alla festa di fine anno non c’è la musica, le maestre hanno scelto di proiettare un video con le immagini dei laboratori. Marco non appare mai nel video “Lazzarone, quando è ora di lavorare te la scansi sempre!” gli dice la mamma spettinandogli i capelli.
Il maestro rimane fino alla fine della quinta elementare. Si affeziona a Marco, l’ultimo giorno di scuola gli regala il modellino di una barca in legno. Marco non riesce a star fermo, durante la festa butta giù un pezzo di pizza, vuole fare bella figura con Ettore. Ma poi vomita sul computer della Preside, proprio mentre sta cominciando lo spettacolo dei clown. La mamma lo trascina nell’auletta, ha la faccia piena di chiazze rosse per la vergogna. “Proprio adesso Marco? Lo sai che quei clown vanno negli ospedali a giocare con i bambini che stanno davvero male?” gli chiede risentita, mentre lui prende a calci e pugni la palla gigante.
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