Stamattina dovevo uscire a fare la spesa. Che fino a qualche settimana fa era una delle incombenze più banali e rutinarie del mondo. Mica ti veniva in mente di chiamare la gente per dirglielo come notizia rilevante del giorno.
Oggi ti senti un eroe, lanci ai tuoi compagni di casa sguardi fieri come a dire “Vado io, non temete. Voi restate al sicuro”. Loro, per tutta risposta, ti fanno “Compra la carta igienica” e l’eroismo va a farsi fottere.
Parte la macchina perversa di preparativi e misure preventive che manco in un film di fantascienza. Cominci una specie di twister dove la regola principale dovrebbe essere “con la mano con cui ho toccato questo adesso non tocco quest’altro”. Io gioco due-tre minuti, poi mi rendo conto che sto sbagliando tutto e così tolgo i guanti, infilo una sciarpa e esco.
Sto quasi arrivando al supermercato quando mi accorgo di una stragnocca con fisico scolpito che corre sul balcone (lungo circa 1,5 m) avanti e indietro un sacco di volte di seguito. Primo: non saranno due mesi (e manco tre) di confinamento a mandare zampe all’aria la tartaruga che hai disegnata sul ventre (maledetta te). Secondo: tu non hai fatto colazione con la crepe alla Nutella vero?
Comunque ci sono rimasta male, mi ha fatto sentire in colpa. Sono sensibile in queste settimane, usiamo i balconi per gli applausi dai.
Sarà per questo che quando l’uomo sparti traffico del supermercato ha cominciato a dire “Facciano un’altra fila le persone di più di 65 anni e le donne incinta…” E su “le donne incinta” mi ha guardata dubbioso, gli ho fatto minacciosa “Non ci provare”. Gliel’ ho detto in itaiano, mi sa che mi ha capita.