Stamattina ero affacciata al balcone e, mentre osservavo il movimento della strada (calmo, dimesso ma pur sempre presente), i miei pensieri saltavano dalla mia povera patria (in ginocchio ma fiera) e la mia terra di adozione (anch’essa provata ma intera).
Ad un certo punto ho pensato che avrei voluto comprare dei fiori per la casa, per renderla più bella, per portare dentro quello che non posso andare a cercare fuori in questo momento. E questo semplice pensiero mi ha fatta sentire stupida, superficiale, banale. “Come si fa a comprare dei fiori in questo periodo? Voler mettere sul tavolo quello che molte famiglie stanno dolorosamente appoggiando su gelide bare…” mi sono detta.
E lì qualcuno mi ha salutata, era Carmen la mia vicina, quella che tiene il volume della tv a palla. Si capiva che cercava un po’ di compagnia, un sorriso, un appiglio. L’ho capito perché lo cercavo anche io. E così ci siamo messe a chiacchierare. Carmen non sente niente, io son sorda da sempre. Figurarsi il dialogo…Dopo svariati “Eh? Cómo? Perdona? “, Carmen si è stufata e ha preso la parola. Lei voleva raccontare, mica rispondere alle mie domande. E così mi ha detto che il 26 Marzo compie 99 anni, che vive in questa stessa strada da quando è nata e che si sentiva felice perché al mattino riesce ad alzarsi sola, a lavarsi la faccia e a mettersi la sua vestaglia preferita. Me lo diceva fiera, intera. Come la mia Italia e la cara Spagna.
Sarà che siamo tutti ultrasensibili in ‘sto periodo ma avrei voluto camminare sui fili della roba stesa, tipo equilibrista da circo, arrivare fino a Carmen e abbracciarla un po’. Chiaramente il primo pensiero é stato “Non si può, c’è il coronavirus”. Ma tanto non l’avrei fatto comunque. Che quando stiamo bene mica ci ricordiamo di quanto è bello abbracciarsi. Allora ho deciso: appena si potrà, li vado a comprare per Carmen quei fiori.
E un amplifon per me.